Il precedente che cambia la lettura di tutto il dossier
Prima di guardare le quattro proposte sui social, un fatto che manca quasi sempre nella cronaca sull'argomento: l'Italia ha già un sistema di verifica dell'età online funzionante, e non è un progetto pilota. La delibera AGCOM n. 96/25/CONS, approvata l'8 aprile 2025 e pubblicata il 12 maggio 2025, attua l'articolo 13-bis del decreto-legge 123/2023 (il cosiddetto decreto Caivano, convertito nella legge 159/2023). Impone ai gestori di siti pornografici e piattaforme di condivisione video di dotarsi di sistemi di verifica della maggiore età: obbligo pienamente in vigore dal 12 novembre 2025 per i gestori stabiliti in Italia o fuori dall'Unione europea, e dal 1° febbraio 2026 per quelli con sede in un altro Stato membro UE.
Il meccanismo tecnico scelto è a doppio anonimato: soggetti terzi indipendenti e certificati emettono una prova dell'età, ma «il meccanismo di doppio anonimato non consente ai fornitori di verifica dell'età di sapere per quale servizio viene emessa la prova dell'età». In pratica, un'app-portafoglio sul telefono attesta la maggiore età al sito visitato senza trasmettergli dati identificativi, e senza rivelare al fornitore della prova quale sito la sta richiedendo.
Il che pone la question centrale di questo dossier: se il paese sa già mettere in piedi un'infrastruttura di verifica dell'età rispettosa della privacy, perché il dibattito sui social network — dove il pubblico minorenne è enormemente più esposto — è ancora fermo a quattro proposte concorrenti?
Quattro proposte, nessuna approvata
Non esiste un solo testo italiano "bloccato in Senato", come si legge talvolta. Esistono almeno quattro proposte distinte, depositate in momenti diversi e in entrambe le Camere, che convergono sulla stessa idea — una soglia d'età per l'accesso ai social — senza che nessuna abbia ancora completato il proprio percorso.
| Testo | Camera | Deposito | Stato al 26/07/2026 |
|---|---|---|---|
| A.C. 2777 (Latini, Lega) | Camera | 29/01/2026 | In attesa di calendarizzazione, commissione Cultura |
| A.S. 1136 (Mennuni, FdI) | Senato | 13/05/2024 | Ferma in 8ª Commissione dal 21/10/2025, richiamata l'8/04/2026 |
| A.C. 2861 (Carfagna) | Camera | Marzo 2026 | Depositata, non calendarizzata |
| A.S. 1859 (Nicita-Basso) | Senato | Fine marzo 2026 | Depositata, non calendarizzata |
Fonti: Camera dei Deputati / Orizzonte Insegnanti (30/05/2026) per A.C. 2777 ; Il Fatto Quotidiano (07/04/2026) per A.S. 1136 ; Il Sole 24 Ore per A.C. 2861 e A.S. 1859.
Cosa prevede, nel dettaglio, la proposta Latini (A.C. 2777)
È il testo più citato nel dibattito pubblico italiano recente, ed è quello a cui si fa spesso riferimento come "la" proposta italiana. Depositata alla Camera dei Deputati il 29 gennaio 2026, prima firmataria la deputata Giorgia Latini (Lega), porta il titolo "Norme per la protezione dei minori nell'accesso e nell'utilizzazione dei servizi di reti sociali telematiche".
Sotto i 15 anni
Divieto generale di accesso e utilizzo dei servizi di rete sociale, senza possibilità di aggiramento tramite il consenso dei genitori.
Tra 15 e 18 anni
Accesso subordinato a un consenso verificabile di chi esercita la responsabilità genitoriale, in coerenza con il regolamento GDPR (UE) 2016/679.
Ruolo di AGCOM
Il testo affida all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni il compito di definire le modalità tecniche e procedurali di verifica dell'età, sentito il Garante per la protezione dei dati personali — lo stesso schema già collaudato per i siti porno.
Osservatorio nazionale
Istituito presso il Ministero dell'Istruzione: dovrebbe monitorare l'impatto dei social sui minori e riferire annualmente al Parlamento.
Il testo prevede inoltre moduli di educazione digitale obbligatori nelle scuole (funzionamento degli algoritmi, gestione del tempo online, prevenzione del cyberbullismo) e limiti alla profilazione dei minori a fini diversi dalla fornitura del servizio. Depositata il 15 aprile 2026 in sede referente presso una commissione parlamentare, con pareri richiesti da altre sei commissioni, la proposta non ha ancora ottenuto una data di discussione: a fine maggio 2026 la stessa Latini ne chiedeva pubblicamente la calendarizzazione immediata.
Il cadre legale che esiste già, prima di qualsiasi legge sui social
Nessuna delle quattro proposte parte da zero. In Italia esiste da tempo una soglia legale per il consenso digitale dei minori: l'articolo 2-quinquies del Codice Privacy (d.lgs. 196/2003, introdotto dal d.lgs. 101/2018 in attuazione dell'art. 8 del GDPR) fissa a 14 anni l'età dalla quale un minore può prestare da solo il consenso al trattamento dei propri dati per servizi della società dell'informazione — social network compresi. Sotto i 14 anni, il consenso deve venire da chi esercita la responsabilità genitoriale. È la soglia di riferimento che il Garante per la protezione dei dati personali applica oggi, e su cui le quattro proposte di legge si innestano, alzandola a 15 anni per l'accesso puro e semplice.
Perché è ferma, e cosa significherebbe "ripartire da un testo nuovo"
La proposta Mennuni al Senato (A.S. 1136) sembrava, nel 2025, la più avanzata: rivista per seguire gli orientamenti della Commissione europea, era vicina a un'approvazione a Palazzo Madama. È rimasta invece ferma in 8ª Commissione dal 21 ottobre 2025, secondo le opposizioni per una scelta politica di Palazzo Chigi, fino a essere richiamata in discussione l'8 aprile 2026.
Tre giorni prima, il 5 aprile 2026, si è tenuto a Palazzo Chigi un vertice con il sottosegretario Alfredo Mantovano e i ministri Valditara, Roccella, Foti e Butti. Secondo più testate italiane, da quel vertice sarebbe uscita l'indicazione di non far avanzare nessuna delle proposte già depositate — né quella Latini alla Camera, né quella Mennuni al Senato — ma di scrivere un testo di iniziativa governativa, composto da una decina di articoli, valutando anche la via del decreto legge per accelerare tempi altrimenti compatibili solo con la fine della legislatura del 2027. Le opposizioni hanno criticato la scelta, sostenendo che sarebbe bastato riprendere il testo Mennuni-Madia-Malpezzi, già a un passo dall'approvazione al Senato prima dello stop di ottobre 2025.
A fine maggio 2026 il governo è tornato a rivolgersi al Parlamento sul dossier, e il ministro Valditara ha più volte ribadito, anche il 20 luglio 2026, la necessità di una legge bipartisan approvata rapidamente. Al 26 luglio 2026, tuttavia, nessuno dei testi — né quelli parlamentari né l'eventuale testo governativo — ha ancora completato l'esame di una sola Camera.
Uno sguardo fuori: la Francia ha già deciso
Un solo confronto internazionale, per inquadrare dove si colloca l'Italia: la Francia ha adottato definitivamente il proprio divieto sotto i 15 anni il 21 luglio 2026, con entrata in vigore annunciata per il 1° settembre 2026. In Italia la stessa soglia dei 15 anni compare in più proposte concorrenti, ma resta per ora scritta sulla carta parlamentare, non applicabile a nessuna famiglia — mentre, paradossalmente, la verifica dell'età per i contenuti per adulti è già realtà da mesi. Il dettaglio del testo francese e il panorama degli altri paesi europei sono nella pagina francese del Laboratorio (contenuto in lingua francese).
Perché questo dossier riguarda le famiglie di Egidio, senza che Egidio ne dipenda
Queste proposte rispondono a un problema reale — esposizione precoce a contenuti inadatti, meccanismi di cattura dell'attenzione, impatto sulla salute mentale degli adolescenti. È un tema distinto da quello che Egidio affronta ogni giorno: la manipolazione e la truffa, per telefono o chat, che colpisce le famiglie italiane su più fronti — dai falsi generatori di Robux che imbrogliano i più piccoli su Roblox alle chiamate che prendono di mira i nonni. Un eventuale limite d'età sui social non fermerebbe questo tipo di truffe, che passano da canali diversi.
Domande frequenti
In Italia è già vietato l'accesso ai social sotto i 15 anni?
No. Al 26 luglio 2026 non esiste alcuna legge italiana in vigore che vieti l'accesso ai social network sotto una certa età. Esistono quattro proposte di legge depositate in Parlamento, nessuna approvata nemmeno da una sola Camera, più un testo interamente nuovo che il governo starebbe preparando. Ciò che esiste già, invece, è la verifica dell'età per i siti pornografici, obbligatoria dal 12 novembre 2025.
L'Italia verifica già l'età online da qualche parte?
Sì, per i contenuti pornografici. La delibera AGCOM n. 96/25/CONS dell'8 aprile 2025, che attua l'articolo 13-bis del decreto-legge 123/2023 (decreto Caivano), impone ai siti porno stabiliti in Italia o fuori UE di adottare sistemi di verifica dell'età dal 12 novembre 2025 (dal 1° febbraio 2026 per i siti UE extra-italiani). Il meccanismo previsto è a doppio anonimato: soggetti terzi certificati attestano la maggiore età senza rivelare al sito visitato l'identità dell'utente, né rivelare al fornitore della prova quale sito la sta richiedendo.
Cosa prevede la proposta Latini (A.C. 2777)?
Depositata alla Camera il 29 gennaio 2026 dalla deputata Giorgia Latini (Lega), vieta l'accesso ai social network sotto i 15 anni; tra 15 e 18 anni lo subordina a un consenso verificabile di chi esercita la responsabilità genitoriale, in coerenza con il GDPR. Affida ad AGCOM il compito di definire le modalità tecniche di verifica dell'età, sentito il Garante Privacy, e istituisce un Osservatorio nazionale presso il Ministero dell'Istruzione.
Perché nessuna delle quattro proposte è ancora legge?
Perché sono quattro testi paralleli, non uno solo bloccato. La A.C. 2777 (Latini, Camera) attende ancora la calendarizzazione in commissione Cultura. La A.S. 1136 (Mennuni, Senato), depositata già a maggio 2024, è rimasta ferma in 8ª Commissione dal 21 ottobre 2025 fino all'aprile 2026. Nel frattempo, riunito a Palazzo Chigi il 5 aprile 2026, il governo avrebbe deciso di non far avanzare nessuno dei testi esistenti ma di scriverne uno proprio.
Il governo vuole davvero ripartire da un testo nuovo?
È quanto riportato da più fonti giornalistiche italiane a partire da aprile 2026: dopo un vertice a Palazzo Chigi con i ministri Valditara, Roccella, Foti e il sottosegretario Mantovano, l'esecutivo starebbe lavorando a una proposta propria di circa dieci articoli, invece di far avanzare le proposte parlamentari già depositate. Le opposizioni hanno criticato la scelta, sostenendo che sarebbe bastato riprendere il testo Mennuni-Madia-Malpezzi, già vicino all'approvazione al Senato prima dello stop di ottobre 2025.
Egidio sostituisce la verifica dell'età o un controllo parentale sui social?
No. Egidio non verifica l'età di nessuno e non blocca alcuna piattaforma social. Egidio rileva i tentativi di truffa e manipolazione nelle chiamate e nelle chat — anche quelle che colpiscono i ragazzi su Roblox o Discord — un problema distinto da quello che queste proposte di legge cercano di affrontare, ma che riguarda le stesse famiglie.